venerdì 5 febbraio 2010

5 febbraio 2010: memoria di sant’Agata e della venerabile Tecla Merlo
(Celebrazione eucaristica presso la Cripta del Santuario Regina apostolorum)
I messaggi delle letture della Liturgia di oggi che abbiamo appena ascoltato, ci invitano a contemplare la fede, forte ed umile, della venerabile Tecla; fede radicale come quella testimoniata dal Battista con la sconcertante modalità del suo martirio (del suo modo di dare gloria a Dio) e da Davide, con l’aver saputo esaltare, per tutta la sua vita, il Dio della salvezza,come abbiamo ascoltato nella prima lettura e cantato nel salmo responsoriale.
Risulta molto significativo al riguardo il decalogo di fede di maestra Tecla che troviamo in una sua circolare: ne evidenzio solo una dimensione: “Ho imparato: che bisogna solo fidarsi di Dio e stare sempre nell’obbedienza che tutto andrà bene, anche quando a noi pare il contrario… dobbiamo diffidare di noi, dei nostri giudizi, delle nostre vedute parziali, ma sempre avere fede” (circ 38)…
Ancora più eloquente è la testimonianza di don Alberione nell’omelia tenuta per il funerale di maestra Tecla: “Due segreti nella vita di Maestra Tecla che sono i segreti dei Santi e degli apostoli: Umiltà e fede. Umiltà che porta alla docilità. Molte volte era buio, rischioso, non apprezzato quello che le si presentava. Ma la virtù superava le difficoltà. Fede che porta alla preghiera. Ognuno conosce lo spirito di preghiera da cui ella ricavò quella saggezza di governo che a tutti è nota. Era debole quanto a salute, ma forte quanto allo spirito. Tenace e obbediente fino al sacrificio”.
E’ questa fede (tutt’altro che rassegnazione passiva), che rende i santi fecondi di opere grandi, che ha reso la Prima Maestra libera e creativa; libera dalla paura di rischiare nella vita, di soffrire per la missione, libera da ogni forma di ricerca di interessi personalistici. La fiducia piena nel Signore, dona, infatti, la capacità di sognare in grande, da’ la forza per intraprendere sempre nuove “sante industrie” nella missione. Per questo, gli uomini di fede, risultano intraprendenti e audaci, perché conoscono bene che il Signore vuole atteggiamenti da figli, non persone servili e legaliste che fanno il minimo richiesto. Dio apprezza collaboratori intelligenti che sanno trafficare i doni ricevuti. Per questo la Prima Maestra, svolgendo l’importante missione che le era stata affidata, in unità e armonia di vita, ha saputo distinguersi
�� sia nell’obbedienza che nella creatività‐originalità,
�� sia nell’umiltà che nella grinta apostolica,
�� sia nella semplicità di cuore‐affabilità che nella fermezza‐determinazione.
Anche riguardo a certe scelte e decisioni da lei prese, per venire incontro a richieste esigenti di don Alberione, che sono state oggetto di discussione e di critica, perché valutate come un eccessivo suo cedimento al Fondatore, alla luce di quanto stiamo contemplando, capiamo che erano invece motivate e venivano prese solo per adempiere la volontà di Dio, con l’unico scopo di sviluppare l’apostolato paolino; scrive maestra Tecla: “Avevamo del signor Teologo la massima fiducia e il nostro cuore riposava tranquillo sapendo d’essere guidate da un Buon Padre che cercava solo il nostro bene e la volontà di Dio” .
Là dove Tecla non vede, scopre che Alberione vede bene, perché la sua bussola è il Tabernacolo e la forza della sua fede non ha confini. Le basta e ne è felice. Ma anche Alberione sa riconoscere che, in varie circostanze, là dove lui non vedeva, scopriva che Tecla ci vedeva bene; e anche lui si lasciava illuminare da lei, ringraziandone il Signore. Infatti, nel 1960 quando maestra Tecla era nella sofferenza della malattia, così egli dice: “Alla prima maestra devo anch’io molto, perché mi ha illuminato e orientato in cose liete e tristi; è stata di conforto nelle difficoltà che intralciavano il cammino”.
Ad un certo punto don Alberione sente addirittura il bisogno di difendersi da eventuali rischi di dipendenza, fino a scriverle senza mezzi termini: “Mi sembra che tu ti fidi molto del Teologo, ebbene, fidati solo del Signore”. Forse Tecla rimane ferita nella sua sensibilità, ma nella preghiera e nel discernimento, sperimenta una profonda pace: annota infatti: ho molta fiducia nel Signore e nel signor Teologo, perché so e ho fatto esperienza (e non solo io) che egli è mandato da Dio e dove passa lui anch’io posso stare tranquilla di non sbagliare”.
Oggi, che siamo diventati tutti molto smaliziati e non ci si fida più di nessuno, dubitando delle migliori intenzioni e in alcune circostanze contrapponendoci, vantandocene pure (e sbagliamo), dovremmo riscoprire e ravvivare questa dimensione importante della missione paolina, che comporta anche l’interiorizzazione di questo spirito di unità‐collaborazione per il bene dell’apostolato, fortemente testimoniato e inculcato da don Alberione e maestra Tecla.
Senza questa fede il quotidiano (con tutte le sue problematiche, crisi, fatiche…) viene sentito e sofferto solo come “il terribile quotidiano”; mentre con una fede genuina certe vicende o situazioni, anche sconcertanti, si trasformano in sacramento di salvezza; soprattutto ci aiutano a maturare nel cammino della vita, facendoci diventare persone sagge, autorevoli, libere e liberanti.
Al riguardo possiamo trarre luce dal messaggio della prima lettura, dall’esperienza di Davide, brillantemente sintetizzata dal Siracide: Davide aperto alla Parola di Dio e coltivando l’alleanza viva con il Signore, si è distinto nel governare il suo popolo in modo saggio e arricchente per tutti. Altrettanto possiamo dire di Tecla: soprattutto chi l’ha conosciuta ha sperimentato tutta la sua premura nell’animazione fraterna, nelle direttive apostoliche: curava attentamente la liturgia, la vita di preghiera, l’apostolato, la serenità in comunità: nelle visite fraterne, si interessava anche della ricreazione, con sorprese simpatiche e scherzi originali; tutto per creare un clima sereno e favorevole alla vita fraterna e apostolica… Don Alberione, ma tante sorelle hanno testimoniato che in maestra Tecla risplendevano,ben armonizzate, non solo le virtù cristiane, ma prima ancora le virtù umane, familiari, sociali.
Sempre dignitosa, umile, serena: “La Prima Maestra fu prima nelle virtù, prima nell’osservanza,prima nei rapporti di fraterna carità” (Don Alberione).
Aiutando e illuminando in questo don Alberione stesso, completando e arricchendo la manifestazione del ricco carisma paolino, perché la nostra missione deve distinguersi anche nel:
*Testimoniare una spiritualità che favorisce il “pensare positivo”, universale, liberante(tutt’altro che moralismo e legalismo); una spiritualità caratterizzata dalla manifestazione di un cuore grande, magnanimo, capace di “aprire spazi” verso tutti, valorizzando tutto ciò che è buono…
*Fate memoria, care sorelle Figlie di san Paolo, che una delle linee operative del vostro ultimo Capitolo generale puntava sul migliorare la qualità delle relazioni fraterne: è successo qualcosa?
* Ma tutti noi, come paolini, siamo chiamati a riappropriarci del dono carismatico che ci è stato affidato, cominciando dal ridare “anima”, vivacità e “gusto” profondo al nostro stare insieme, alla nostra preghiera, alla nostra attività apostolica.
Per questo, concludendo, chiediamo per ognuno di noi e per tutti i membri della Famiglia paolina, il dono della fede testimoniata da Tecla; questa sua fede grande è una grazia perché ci dà modo di “vedere”, di credere che sotto l’involucro d’ogni avvenimento grande o piccolo,triste o lieto (anche quello che spesso, perché “tardi e duri di cuore” a credere, siamo tentati di chiamare ingiustizia, colpo mancino, disgrazia, ecc), si nasconde un mistero di fede: il sacramento della volontà di Dio che, alla tastiera della vita delle Congregazioni e delle singole persone (di ognuno di noi), sa esprimere, presto o tardi, una sinfonia intonatissima che si esprime in una feconda attività apostolica; e favorisce una personalità illuminata, saggia, coraggiosa, aperta ai segni dei tempi.
Auguriamoci di sentire nel più profondo del nostro cuore e proclamare con le labbra i sentimenti profondi di fede del Primo Maestro e della Prima Maestra (penso molto diversi dai nostri) stupendamente espressi nei loro ricorrenti messaggi: Deo Gratias! Magnificat! Miserere! Fiat! Sia fatta la volontà di Dio ora e sempre!


don Emilio Cicconi ssp

lunedì 18 gennaio 2010



Celebrazione eucaristica per la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani
18-25 gennaio 2010

Sabato 23 gennaio, alle ore 17.30 la Famiglia Paolina si riunirà nella Basilica di San Paolo per l'annuale celebrazione presieduta
da P. Juan Manuel Galaviz, SSP.

da: Paulus

martedì 12 gennaio 2010

Don Zega

Don Zega, un sacerdote scomodo

Don Zega mi ha assunto nell'ormai lontano 1993 dopo un breve colloquio. Sorridente e ironico volle sapere quale fosse il mio stipendio. Risposi con un certo imbarazzo. Rise e subito dopo aggiunse: "Io ti darò di più...". Non solo mi diede una cospicua aggiunta alla mia paga di base da redattore ordinario con più di 18 mesi, ma assumendomi don Zega mi ha dato molto, molto di più. Non parlo certo del prestigioso ruolo di giornalista del più diffuso settimanale familiare. Devo a don Zega il mio coinvolgimento nella grande famiglia paolina. Un gruppo editoriale portatore di un grande valore aggiunto legato alla sua specifica missione. Un valore che non è paragonabile a nessun stipendio. Con il passare degli anni, ho avuto modo di apprezzare le grandi qualità professionali, umane e spirituali di don Zega, ma non avrei mai immaginato che un giorno avrei potuto trascorrere con lui gli ultimi due anni della sua vita lavorando insieme. Ricorderò sempre il giorno della "chiusura" prima della stampa, quando don Zega dava gli ultimi ritocchi al suo editoriale cesellando ogni frase. Nei suoi scritti non c'erano mai sbavature. Trovava sempre le parole e le citazioni giuste. I suoi articoli, le risposte ai lettori erano avvicenti, non c'era mai nulla di scontato.Quando ha dovuto lasciare, nel 1998, Famiglia Cristiana, è stato un momento doloroso. Aveva subìto un vero e proprio linciaggio mediatico spesso montato ad arte. Aveva pagato un duro prezzo per aver voluto fare di testa sua, per essere stato libero come uomo e soprattutto come prete. Ma don Zega non era un uomo avido di potere e irriverente verso le gerarchie come spesso veniva descritto anche da qualche suo confratello. A modo suo, ma sempre con intelligenza, credeva nella sua missione che per forza di cose doveva abbracciare la modernità. Uno dei ricordi più forti che conservo è il suo andare avanti e indietro ogni giorno lungo il corridoio deserto della redazione verso le 19.00, con il Breviario in mano. Completamente assorto nella sua meditazione, salutava accennando un sorriso. In quale redazione si va via così dopo una giornata di lavoro...

martedì 5 gennaio 2010

Epifania

Epifania significa manifestazione. Nel Natale, Gesù Bambino si era mostrato agli Ebrei, rappresentati da Maria, Giuseppe, i Pastori. Ma nell'Epifania si manifesta al gran mondo dei Gentili. E' il mistero di un Dio invisibile, il cui nome i Gentili dovevano leggere nelle sue opere; e che ora si fa visibile,« il Padre rivela il Figlio ». Il Profeta Isaia scorge in una grandiosa visione la Chiesa, rappresentata da Gerusalemme, alla quale accorrono le Genti. Dice infatti: « Sorgi, sii raggiante, o Gerusalemme: poichè la tua luce è venuta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te, mentre le tenebre si estendono sulla terra e le ombre sui popoli. Ecco che su di te spunta l'aurora del Signore e in te si manifesta la Sua gloria. Alla tua luce cammineranno le genti e i re alla luce della tua aurora. Leva gli occhi e guarda intorno a te: tutti costoro si sono riuniti per venire a te: da lungi verranno i tuoi figli, e le tue figlie da ogni lato sorgeranno. Quando vedrai ciò, sarai raggiante, il tuo cuore si dilaterà e si commuoverà; perchè verso di te affluiranno i tesori del male e ti si porterà i beni delle genti. Tu sarai inondata da una moltitudine di cammelli, di dromedari di Madian e di Efa: verranno tutti i Sabei portando oro ed incenso, e celebrando le lodi del Signore » Isaia. 60, 1:6
Ed il Vangelo ci mette innanzi il primo episodio di questo grande avvenimento che si perpetua nei secoli: sono i Magi che vengono guidati da una stella fino al Bambino Gesù.
« Nato Gesù in Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco dall'Oriente arrivare dei Magi a Gerusalemme, dicendo: Dov'è il nato Re dei Giudei? Chè vedemmo la Sua stella nell'Oriente e siamo venuti per adorarLo. Sentite tali cose, il re Erode si turbò e con lui tutta Gerusalemme. E, adunati tutti i sommi Sacerdoti e gli scribi del popolo, voleva saper da loro dove aveva da nascere il Cristo. Essi gli risposero: In Betlemme di Giuda, perchè così è stato scritto dal Profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei la minima tra i principi di Giuda: poichè da te uscirà il duce che reggerà il mio popolo d'Israele. Allora Erode, chiamati a sè di nascosto i Magi, s'informò minutamente da loro circa il tempo dell'apparizione della stella e, mandandoli a Betlemme, disse: Andate e fate diligente ricerca del Bambino, e quando L'avrete trovato, fatemelo sapere, affinchè io pure venga ad adorarLo. Quelli, udito il Re, si partirono, ed ecco che la stella già vista in Oriente li precedeva, finchè, arrivata sopra il luogo dove era il Bambino si fermò. Veduta la stella, i Magi gioirono di grandissima gioia, ed entrati nella casa, trovarono il Bambino con Maria Sua Madre; prostratisi, Lo adorarono e, aperti i loro tesori, Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non passare da Erode, per altra strada tornarono al loro paese » Matteo.2,1:12
Andiamo anche noi a Gesù, portando l'oro della nostra fede, l'incenso della nostra preghiera, la mirra della nostra mortificazione.
Il Bambino che sta nel presepio è lo stesso Dio che ci ha creati, che ci sostiene, che ci giudicherà, che premierà i buoni. Abbiamo fede. Il Bambino Gesù è il Salvatore, da Lui procede ogni grazia, in Lui vi è salvezza. A Lui chiediamo il perdono delle nostre colpe; a Lui uniamoci nei santi Sacramenti, specialmente nella Comunione; a Lui ricorriamo in ogni bisogno. Il Bambino Gesù è anche uomo; nato per morire e dare la Sua vita in redenzione. Mortifichiamo i nostri sensi, spendiamo la nostra vita nel servirLo e nell'amarLo.

ESAME. - Imitiamo i santi Magi? Quale è la nostra fede, specialmente in Chiesa, innanzi a Gesú? Quale è la nostra preghiera? Parte da cuore puro e retto? Mortifichiamo i nostri sensi?

PROPOSITO. - Nell'ottava dell'Epifania farò frequenti atti di fede e di amore verso Gesú Eucaristico.

PREGHIERA. – “ Riconosciamo nei Magi, che adorano il Bambino Gesù il principio della nostra vocazione e della nostra fede; e celebriamo con cuori pieni di gioia l'inizio della nostra salvezza; perchè da quel momento si è aperta per noi la via al Regno celeste» (S. Leone Magno). Perciò recitiamo l'oremus della Chiesa: “ O Dio, che oggi hai manifestato ai popoli gentili il Tuo Figlio Unigenito con la guida di una stella, concedi benigno che, dopo averTi conosciuto mediante la fede, possiamo giungere a contemplarTi nello splendore della Tua eterna maestà. Per lo stesso nostro Signore Gesù “.

Beato Don alberione

venerdì 4 dicembre 2009

Itinerario formativo

L'itinerario formativo paolino secondo Don Giacomo Alberione

L'inscindibile binomio integralità/missione in diversi modi è presente in tutte le pagine di questo nuovo libro di Don Mauro Ferrero.
La struttura scelta per sviluppare il tema rispecchia quella triplice prospettiva usata dal Primo Maestro, Beato Alberione, per focalizzare l'integralità necessaria per adempiere la missione: nella prima parte troviamo il Maestro integrale, dedito alla formazione dei suoi Discepoli; nella seconda parte, è Don Alberione che si mostra formatore offrendo ai suoi continuatori un metodo per lo sviluppo di tutta la personalità in ordine alla missione; la terza parte del libro, impostata come "progetto di formazione", snoda il significato di ognuna delle "quattro ruote" del "carro paolino": il senso della preghiera, dello studio, dell'azione apostolica e della povertà nella vita paolina.
Pubblicazione ad uso manoscritto - Novembre 2009 (Società San Paolo - Roma)
Edizione non commerciabile. Per richiesta di copie:

alberione.promo@stpauls.it

Da: Paulus

sabato 21 novembre 2009

Festa del Beato Alberione


Festa del Beato Giacomo Alberione


Celebrazione eucaristica nella festa del Beato Giacomo Alberione, fondatore e padre della Famiglia Paolina. Santuario "Regina degli Apostoli" il 26 novembre 2009 ore 18. Presiede la celebrazione don Ampelio Crema, superiore provinciale SSP Italia.

venerdì 30 ottobre 2009

Premio Don Alberione


Premio Don Alberione
anno 2010
con il Patrocinio del Ministero dell'Istruzione

La storia

Il concorso “Premio don Alberione” è stato istituito nel 2003 ad Alba (CN), come omaggio alla figura e al messaggio di don Giacomo Alberione (1884-1971), sacerdote piemontese, fondatore della Famiglia Paolina, apostolo della comunicazione del Vangelo attraverso i mass-media e precursore del Concilio Vaticano II. Nel 2006 esso è divenuto una delle iniziative promosse dai Paolini e dalle Paoline in occasione della “Settimana della Comunicazione”, una formula di preparazione e di animazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, attraverso una serie di eventi culturali, pubblicazioni, percorsi didattici e manifestazioni per il grande pubblico che ruotano attorno al tema proposto ogni anno dal Papa per questa Giornata. Dal 2008 il bando ha assunto una dimensione nazionale, coinvolgendo così le scuole del territorio italiano.
Segreteria del concorso
GRUPPO DI SERVIZIOPER LA LETTERATURA GIOVANILEclaudiacamicia@libero.ittel. 06.53.60.67 - 349.5626846Via dei Colli Portuensi, 1200151 ROMA
Da: SITO
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