domenica 22 gennaio 2012

Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani


BASILICA PAPALE DI SAN PAOLO FUORI LE MURA
Sabato 21 Gennaio 2012
Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani
INTRODUZIONE ALLA CELEBRAZIONE



A tutti un fraterno benvenuto!E’ ormai tradizione consolidata che, nell’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani in comunione con tutta la Chiesa, la Famiglia Paolina qui rappresentata dalle varie istituzioni volute dal nostro fondatore il Beato Giacomo Alberione, si riunisca attorno alla tomba dell’Apostolo Paolo nella basilica papale a Lui dedicata. E mentre ringraziamo l’Amministrazione Pontificia e la comunità Monastica dei Padri Benedettini siamo particolarmente stimolati dal tema che caratterizza questi otto giorni di preghiera: "Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore"  (cfr. 1 Cor 15, 51-58). L'unità dei cristiani è un dono di Dio; la preghiera comune ci prepara a ricevere questo dono e ad essere trasformati in ciò per cui preghiamoCelebrando i primi Vespri e l’Eucaristia della IV Domenica del TO, in questo luogo così prezioso e significativo per la nostra identità di FP, ci affidiamo all’intercessione di San Paolo, per noi padre, modello, ispiratore per vivere la missione che ci è stata affidata con il suo stesso zelo, nella prospettiva universale che lo ha caratterizzato. «In fedeltà al Beato Giacomo Alberione, noi paolini e paoline, siamo chiamati a “ravvivare” il dono ricevuto incrementando la nostra comprensione di San Paolo, conoscendolo, amandolo e imitandolo al fine di essere “oggi” Lui vivente, attraverso la molteplicità dei carismi che ci caratterizzano. L’unità e la convergenza degli apostolati della Famiglia Paolina trovano migliore espressione e maggiore efficacia se “riespresse” alla luce dell’esperienza trasformante dell’Apostolo delle Genti, del suo pensiero e della sua instancabile attività evangelizzatrice. Ciò soprattutto, in fedeltà creativa al nostro fondatore, nel più ampio orizzonte della Nuova Evangelizzazione, così marcatamente insistita dal Santo Padre Benedetto XVI alla cui base sta una profonda esperienza di fede in Cristo Risorto, Signore e Salvatore che si trasforma in ardore missionario nella comunicazione attuale, in contemplazione nella liturgia, in laboriosità nella pastorale parrocchiale, nel promuovere e suscitare vocazioni, nel vivere lo stato di vita laicale in stile paolino e nella cooperazione alle opere di bene paoline. Lasciamo, pertanto, che il cammino intrapreso nella triennale preparazione al Centenario di Fondazione ci apporti nuovo vigore apostolico perseguendo l’unità e la trasformazione in Cristo per l’azione dello Spirito. Ci renda più aperti e disponibili, come singoli e come comunità, alla potenza del mistero della morte salvifica di Cristo, per vivere e testimoniare la nostra missione con lo stesso cuore dell’apostolo Paolo, sapendo cogliere i segni dei tempi e docili al soffio dello Spirito.  Presiede L’Eucaristia il Superiore generale della Società San Paolo: Don Silvio Sassi.
Commissione per le celebrazioni della Famiglia Paolina.

OMELIA

La riflessione sulle letture proclamate in questa III domenica del tempo ordinario, tenendo presente che stiamo celebrando l’ottavario di preghiere per l’unità dei cristiani, ci mette nell’atteggiamento di chi, al di là di ogni differenza umana, vuole sentirsi in unità e sintonia con tutti coloro che prestano attenzione alla Parola di Dio. Inoltre, come Famiglia Paolina che sta vivendo un triennio di preparazione al centenario del sorgere del carisma paolino ad opera del beato Giacomo Alberione, vogliamo offrire un contributo di pensiero alla comunità ecclesiale sollecitando il dovere di tutti per l’evangelizzazione partendo dall’esperienza di fede di San Paolo. Abbiamo appena ascoltato nella seconda lettura (1Cor 7, 29-31) l’esortazione di Paolo che inizia costatando che “il tempo ormai si è fatto breve” e termina affermando: “passa la figura di questo mondo”. Il brano è estrapolato dalla prima lettera ai cristiani di Corinto e con le due affermazioni appena ricordate, Paolo invita i credenti di ogni epoca a prendere coscienza della situazione nuova creata dalla risurrezione di Cristo. Il tempo è diventato breve non perché sia imminente la fine della storia, ma perché nella cronologia del tempo umano che scorre si è innestato Cristo divenuto la primizia di una “nuova creatura”. Per questo “la figura di questo mondo” inteso come l’insieme delle “strutture di peccato” e di “forze del male” hanno un destino passeggero non perché si compone di elementi caduchi e di nessun valore, ma perché Cristo ha vinto la morte e il maligno, “principe di questo mondo” e ci ha resi figli di Dio. Intesa in questo modo, l’esortazione di San Paolo non intende giustificare né una visione apocalittica sulla fine del tempo né un distacco ascetico quasi un’ossessione che motiva la “fuga” del credente dalla storia e dal mondo. Al contrario, proprio perché cosciente che il tempo e la vita del mondo sono già immersi nella vita nuova del Cristo risorto, il credente “sposato, che piange, che gode, che compra e che usa del mondo” resta nella storia con lo stile di vita del “come se”. Sarebbe una caricatura del pensiero di Paolo interpretare il “come se” con la categoria della “finzione”: dar l’impressione di fare una cosa, ma nel profondo di sé dissentire. Al contrario, è proprio in quanto “nuova creatura” sull’esempio di Cristo risorto che il credente ha coscienza di appartenere a due stati di vita: al “già” risorto in Cristo, ma “non ancora” pienamente manifestato. Il continuare ad esistere nella storia immersi nel mondo vivendo “come se” permette a noi credenti di sfuggire all’atteggiamento di chi non ha orizzonti oltre la storia umana e di mobilitare invece un processo di costante cristificazione, un continuo assomigliare a Cristo che “ha dato la sua vita per me, quando ero ancora peccatore”. Poiché “Dio mostra il suo amore per noi perché, quando eravamo ancora peccatori, Cristo morì per noi” (Rm 5,8) per dare agli uomini di tutti i tempi la possibilità di essere “creature nuove”, la fede del credente non è dono privato, ma da condividere con gli altri nelle varie forme dell’evangelizzazione. Le altre due letture di oggi mettono davanti ai nostri occhi due modelli del credente che riceve l’incarico di “annunciare la buona novella di Dio agli uomini”. La prima lettura (Gio 3, 1-5.10) ci offre l’unico brano del lezionario domenicale preso dal libro di Giona e descrive la conversione degli abitanti di Ninive alla predicazione del profeta. Nelle letteratura biblica, il libro di Giona è stato scritto in funzione didattica, per sottolineare che Dio non è la proprietà di nessun popolo e che egli offre la sua misericordia a chiunque si pente. Il brano proclamato racconta il secondo incarico ricevuto dal profeta che va a Ninive e decide di predicare ma con toni minacciosi, annunciando una catastrofe sicura: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. La sorpresa è che i Niniviti, a cominciare dal re, si convertono e Dio cambia idea riguardo al male minacciato e non lo mette in esecuzione. Questo cambiamento in Dio è ciò che Giona temeva e la sua fuga anteriore era stata una forma di protesta contro la misericordia divina: “…per ciò mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime di grande amore e ti lasci impietosire riguardo al male minacciato”. Di fronte alla conversione dei Niniviti, Dio non mette in esecuzione la sua minaccia; diverso è l’atteggiamento del profeta Giona che reagisce con dispiacere e rabbia invocando anche la propria morte come una liberazione di fronte al perdono divino che egli ritiene ingiustificato. Netto è il contrasto tra la Provvidenza universale di Dio e la miopia mentale del profeta Giona di cui Dio vuole servirsi inviandolo a predicare ad un popolo pagano, fuori dai confini del popolo eletto. Nel Vangelo (Mc 1,14-20), Marco ci offre la sua versione dell’inizio del ministero pubblico di Gesù con le parole: “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete nel Vangelo” e con il suo passare lungo il mare di Galilea chiamando i primi quattro discepoli ai quali prospetta di “diventare pescatori di uomini”. Con questa redazione, Marco narra due avvenimenti che però confluiscono: Cristo si presenta come colui che proclama la “buona novella” (=vangelo) che il regno di Dio è presente e al tempo stesso fin dal primo momento associa a sé coloro che avranno la missione di continuare la sua predicazione: “vi farò pescatori di uomini”. Quando Marco scrive il suo vangelo, le circostanze dell’evangelizzazione sono cambiate e per questo raccontando la chiamata dei primi 4 discepoli, intende trasportare nella storia successiva e in ogni tempo, la missione dei credenti in Cristo. La geografia dei primi capitoli del vangelo di Marco è in stretta relazione con lo sviluppo dell’evangelizzazione messo in atto dalla primitiva comunità cristiana: Gesù conduce spesso il piccolo gruppo dei suoi discepoli fuori dai confini, dall’altra parte del mare di Galilea o verso Tiro e Sidone. Come a dire che essere discepolo di Cristo, per la comunità cristiana del vangelo di Marco, significa andare con Cristo anche verso i pagani, sull’esempio di San Paolo. Con il dono della fede ad ogni battezzato e con la varietà dei carismi nella comunità ecclesiale di oggi, incluso il carisma di adottare per il Vangelo tutta la comunicazione attuale, soprattutto la comunicazione digitale, deve crescere in tutti i credenti la coscienza missionaria della fede: “La Chiesa è missionaria nella sua essenza. Non possiamo tenere per noi le parole di vita eterna che ci sono date nell’incontro con Gesù Cristo: esse sono per tutti, per ogni uomo”(Benedetto XVI, Verbum Domini, 91). Però il nostro desiderio missionario deve ricordarsi l’avvertimento di Paolo VI: “della verità del Vangelo, non siamo né padroni, né arbitri, ma solo depositari, araldi e servitori” (Evangelii nuntiandi, 78).

Don Silvio Sassi ssp
Superiore Generale

da palus.net


martedì 3 gennaio 2012

Settimana di preghiera

Celebrazione nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani



Sabato 21 gennaio la Famiglia Paolina si ritroverà nella Basilica di San Paolo fuori le Mura per la consueta Celebrazione nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: Vespri animati dalla comunità Monastica e Celebrazione Eucaristica presieduta da Don Silvio Sassi, superiore generale della ssp.


giovedì 29 dicembre 2011

Presepe per il centenario


Chiesa Gesù Maestro: Presepe per il centenario
http://www.alberione.org/100anni/
Questo presepe contempla il mistero dell'incarnazione in un anno significativo per la Famiglia Paolina, il primo del triennio che prepara a celebrare nel 2014 il centenario di fondazione. Il carisma transmesso da Don Giacomo Alberione è  "diventare presenza profetica nel mondo della comunicazione."
Per questo la Natività si trova alla base di un'antenna, dentro il quadrato di uno schermo televisivo;  i raggi della stella formano come una capanna. Il beato Alberione è raffigurato in ginocchio, in adorazione, ma attento ai segni dei tempi: "Andate, evangelizzate tutti i popoli."
Come i pastori di Betlemme si è aperto alla rivelazione del Mistero  e si è sentito in obbligo di manifestarlo al maggior numero di persone, ad esempio portando la Bibbia in ogni famiglia. Oggi più che mai i mass media sono coinvolti nell'annuncio:  "il Verbo si è fatto carne".
Non soltanto i membri della Famiglia Paolina, ma tutti i battezzati sono chiamati a trasmettere e a testimoniare i valori del Vangelo in questo mondo che cambia.Santo Natale 2011. 

sabato 17 dicembre 2011

lunedì 28 novembre 2011

Festa Alberione


FP Italia: 40° anniversario della morte del Beato Giacomo Alberione

La Famiglia paolina si è raccolta sabato 26 novembre alle ore 17.00 nella cripta del Santuario Basilica Maria Regina degli Apostoli per celebrare la festa liturgica del Beato Giacomo Alberione, fondatore della Famiglia Paolina, nel quarantesimo della morte. Questa ricorrenza illumina il cammino dell’intera Famiglia Paolina che si prepara a celebrare nel 2014 il Centenario di Fondazione. Il beato Alberione, nella sua vita, perseguì con tenacia due ideali. Il primo fu la ricerca di una profonda intimità con Dio, attuata attraverso l’impegno di una sempre più piena conformazione a Gesù Maestro, Via, Verità e Vita, sull’esempio dell’Apostolo san Paolo. Il secondo grande ideale che animò il beato Alberione fu l’amore per le anime. La constatazione che nel mondo vivono ancora tante persone che non conoscono il Cristo gli era motivo di una santa inquietudine ma in pari tempo stimolo per un ardente zelo sacerdotale. Le numerose fondazioni, l’assunzione dei mezzi più celeri ed efficaci della comunicazione sociale nell’apostolato, le molteplici iniziative intraprese ebbero un unico obiettivo: far pervenire a tutti la Parola di Dio e suscitare in essi l’amore per il Cristo.
Ha presieduto la Celebrazione Eucaristica l’Arcivescovo GIOVANNI ANGELO BECCIU, Sostituto della Segreteria di Stato, stretto collaboratore del Papa Benedetto XVI: hanno concelebrato don Silvio Sassi, Superiore generale della Società San Paolo, don Vincenzo Marras, Superiore provinciale d’Italia ed un folto gruppo di sacerdoti paolini.

Vai al sito per vedere tutto   -  sitoalberione100   

giovedì 24 novembre 2011

Nascita al cielo del Beato Alberione


26/11: 40° della nascita al cielo del Beato Giacomo Alberione

“Muoio... Paradiso... Prego per tutti”: sono le ultime parole di don Alberione.
Venerdì sera, 26 novembre 1971, dopo l’estremo saluto e la benedizione del papa, si è compiuto per il Primo Maestro quanto egli aveva voluto fosse stampato sull’immagine ricordo del suo 60.° di sacerdozio:   “Partito dal Padre sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo, e vado al Padre” (Gv 16,28).
Dal nostro cuore sgorga il canto di lode e l’inno di ringraziamento per le “abbondanti ricchezze” che il Signore ha riversato nella vita del Beato Giacomo Alberione ma anche su  tutti noi, chiamati a essere, per un dono di grazia, quelle “anime generose” che “sentono quanto egli sentiva”, chiamati  a seguire le sue stesse orme, il suo medesimo itinerario di configurazione a Cristo e di comunicazione di Lui nel vasto campo delle comunicazioni sociali...

vai al  sito alberione.org100anni


30 Novembre 1971 - Funerale solenne di Don Giacomo Alberione

sabato 29 ottobre 2011

A Gesù Maestro


30 ottobre 2011 Gesù Cristo Divino Maestro
Sono certo della vocazione; ma non corrisposi come dovevo: non ebbi il tuo cuore, o Gesù, sempre.
Maestro Divino, dovrei essere te.
Maestro Divino, tutto il bene è tuo.
Maestro Divino, sono servo inutile.
Maestro Divino, a Te solo l'onore.
Maestro Divino, a me tutto il disprezzo.
Maestro Divino, dammi spazio di penitenza.
Maestro Divino, moltiplica il disprezzo su di me.
Maestro Divino, associami alla tua passione.
Maestro Divino, che soffra quanto basta per i peccati miei.
Maestro Divino, che soffra quanto occorre per i peccati commessi per causa mia.
(PA 23).
Psicologia dell'altezza
Avanti con fede, generosità, tutti i giorni! Non è che sempre il cammino sia facile, non c'è sempre la strada asfaltata, tanto meno la stra­da che discende. Le strade che discendono sono pericolose. Strade che salgono, vie che salgono alle vette!
E per andare alle vette bisogna camminare e faticare, e se anche qualche momento si facesse qualche caduta, rialzarsi, e Gesù è ancora lì.
Il salmo dice: Se tu ami il Signore, anche quan­do stai per cadere, il Signore mette la mano sot­to perché non ti faccia male (Cf Sal 90,12).
E' graziosa l'immagine del salmo! Il Signore mette la sua mano sotto perché non ti faccia male. E sì, quando poi si cammina a braccetto a Ge­sù, uno non cade affatto (APD 1960,80).
Tieni sempre presente la tua missione
Tieni sempre presente la tua missione, come la stella del tuo cammino, ideale della vita, ragione della tua esistenza, oggetto del rendiconto nel giu­dizio particolare.
Vivi per essa, pensa, lavora.
Concentra tutte le tue forze nella tua riuscita. Non disperdere altrove intelligenza, tempo, de­naro, ingegno, cuore. Non lasciarti abbattere da ostacoli, sacrifici, incomprensioni.
Nel richiamo della decisione che un giorno hai presa dopo la preghiera, riflessione, consiglio, ri­troverai te stesso, ritroverai coraggio e forza a per­severare (CISP 1094).

 (dal libro: Un anno con don Alberione)


O Gesù Maestro, santifica la mia mente ed accresci la mia fede.
O Gesù, docente nella Chiesa, attira tutti alla tua scuola.
O Gesù Maestro, liberami dall’errore, dai pensieri vani e dalle tenebre eterne.
  
O Gesù, via tra il Padre e noi, tutto offro e tutto attendo da te.
O Gesù, via di santità, fammi tuo fedele imitatore.
O Gesù via, rendimi perfetto come il Padre che è nei cieli.
  
O Gesù vita, vivi in me, perché io viva in te.
O Gesù vita, non permettere che io mi separi da te.
O Gesù vita, fammi vivere in eterno il gaudio del tuo amore.
  
O Gesù verità, ch’io sia luce del mondo.
O Gesù via, che io sia esempio e forma per le anime.
O Gesù vita, che la mia presenza ovunque porti grazia e consolazione.
 (dal libro di preghiere della Famiglia Paolina)




DOMANDA:


Anche su di te, Dio ha posto il Suo sguardo d'amore; ti ha donato la Sua grazia, il Suo Figlio Gesù, lo Spirito Santo. 
Sei cosciente di ciò?
Come ringrazi Dio?
Come ti sforzi di cooperare con il dono di Dio?
Dio parla nel silenzio.
Sai trovare ogni giorno un momento di profondo silenzio?